(Μία γυναῖκα εἰς τὸ γιουροῦσι)

Τουφέκια τούρκικα σπαθιά!
Τὸ ξεροκάλαμο περνᾶ.
XV.

Σὰν ἥλιος, ὁποῦ ξάφνου σκεῖ πυκνὰ καὶ μαῦρα νέφη,
τ᾿ ὄρος βαρεῖ κατάραχα καὶ σπίτια ἰδὲς στὴ χλόη.
ΑΠΟ ΤΑ ΙΤΑΛΙΚΑ ΣΧΕΔΙΑΣΜΑΤΑ

Μάρθα:

«Il perchι di tanto guardare, di tanto sommesso parlare del mondo che a me d᾿ innanzi passava, mi fu rivelato dalla grande e soave ricchezza dell᾿ amor vostro. Ed ora non so come tutto questo mi s᾿ affaccia come ombra. Tutti gli oggetti che una volta inafferrabili nella loro altezza mi si mostravano, ora mi si affacciano, come a chi θ piantato sopra alta montagna, s᾿ affaccia nel basso mare 1αΑ sua imagine. Cos¨¬ non tutto ¨¨ perduto per noΙο ¦©¦Ο ho cessato di guardare in questo frutto del mio grembo un᾿ imagine come quella che fanno sul petto i marinari coll᾿ ago, ho cessato d᾿ invidiare l᾿ uccelletto che trov¨° un granello e canΜava. ¦¬a co uccello, mentre l᾿ ardore estivo infuoca la natura, trova il suo bene nell᾿ ombra fresca e l᾿ accoglie colla piccola anima e con qualche suono fuggevole, cosμ io dal vortice degli armati che mi cingono numerosi, strepitanti, trionfanti, mi ricovro in luogo dove sono raccolti tutti i troni della terra – Ιο parlo di te, ο benefica Mina dell᾿ alba».